愛してナイト Ai shite Naito…Kiss me Licia

è un manga nato da Kaoru Tada e pubblicato in Giappone dall’82 all’84.nell’ 83 viene trasmesso l’anime con il titolo uguale in giappone e in italia invece viene trasmesso nell’85 con il titolo kiss me licia.

trama

L’opera racconta la storia di Yaeko Mitamura (detta Yakko; nella versione italiana Luciana, detta Licia), una ragazzina che lavora al Mambo, l’okonomiyaki-ya che è gestito dal padre di lei Shige-san (Marrabbio). Un giorno Yakko incontra per caso Hashizō (Andrea), un bambino che frequenta l’asilo, scappato di casa col suo gatto Giuliano, e si prende cura di loro. Poco dopo, mentre cammina per strada, si scontra con Gō (Mirko) il fratello maggiore di Hashizō, nonché leader e cantante del gruppo dei BEE HIVE preoccupato per la scomparsa del piccolo. Dopo un primo momento d’attrito, tra i due nasce un’amicizia destinata a tramutarsi in un travolgente amore. Ma le cose non sono così semplici perché Yakko ha una mezza storia d’amore con il tastierista del gruppo di Gō, Satomi; tra i due sorgerà una grande rivalità che comprometterà il successo della band.Come se non bastasse, a complicare ulteriormente le cose arrivano Isuzu (Manuela) e Meiko (Marika): la prima amica di Yakko ed innamorata di Gō, la seconda, prepotente ed ambiziosa, innamorata di Satomi. Ed anche il carattere all’antica del padre della ragazza (che non vede di buon occhio i due “capelloni”) non l’aiuta in questa difficile scelta: Gō o Satomi?Con il passare del tempo le cose si sistemano e Yakko può finalmente comprendere quello che davvero prova nei confronti di Gō, grazie anche all’intervento del piccolo Hashizō che vede nella giovane la figura materna che non ha mai avuto.Satomi cede alla corte di Meiko e Isuzu si accorge di un altro componente del gruppo, con il quale si fidanza e sposa. Sul finale della serie i Bee Hive, cavalcando ormai l’onda del successo, partono per una tourneé negli USA non prima, però, che Shige-san (appianate le divergenze con il genero) abbia obbligato i due innamorati ad annunciare ufficialmente il loro fidanzamento.

 

serie televisiva

l’anime in Giappone ebbe poco successo tant’è che non ne fecero nessun sequel. in italia invece spopolò e, dal momento che i giapponesi non vollero fare il sequel, la fininvest decise di finanziare un telefilm che proseguisse in tutto le vicende di Licia. per far accettare meglio il telefilm dal giovane pubblico televisivo tutti i personaggi furono doppiati dagli stessi doppiatori dell’anime (infatti la D’Avena recita con la sua voce solo nelle parti cantate mentre nei dialoghi è doppiata da Donatella Fanfani) e nel 1986 il telefilm love me licia debutta su italia 1. che otterrà grande successo; ad esso seguiranno altre tre serie anch’esse aventi grande seguito: Licia dolce licia (1987); teneramente licia (1987); Balliamo e cantiamo con Licia (1988).

 

siglia italiana

sigla apertura giapponese

 

ポロン, Poron…Pollon!

Pollon, o meglio Poron è la protagonista del manga Olympus no Pollon e dell’anime C’era una volta… Pollon di Azuma Hideo.

trama

Pollon è l’unica figlia di Apollo, dio del sole, e per questo vive nell’Olimpo insieme agli altri dei. ella però non è ancora una divinità e per diventarlo spesso si caccerà in un mare di guai e coinvolgerà anche il suo amico Eros, dio dell’amore. inizialmente la curiosità della bambina la porterà a fare cose sciocche anche e a non sapersi gestire i guai che le capiteranno, ma con il passare del tempo la ragazzina matura e dona consigli davvero utili per risolvere i problemi. a questo punto la Dea delle Dee decide di prendere sotto la sua ala protettiva la piccola e le dona alcuni poteri magici che l’aiuteranno a divenire una dea. l’ultimo atto eroico della ragazzina prima di diventare una dea è quello di salvare la terra dai mali sprigionati dal Vaso di Pandora. una volta fatto questo la Dea delle Dee la nomina sua erede e le cede il titolo, così Pollon/Poron diventa la dea della speranza.

 

sigla apertura di poron


sigla di chiusura di Poron

 

sigla italiana di Pollon

ti voglio bene denver…Denver the last dinosaur

Ti voglio bene, Denver (Denver, the Last Dinosaur) è un cartone animato statunitense – francese originariamente trasmesso nel 1988 e prodotto dalla World Events Productions. In Italia la serie è stata trasmessa per la prima volta da Italia 1 nel 1989, a cui sono seguite numerose repliche.

trama

il cartone parla di un cucciolotto di dinosauro rinvenuto da un gruppo di adolescenti californiani formato da Mario, Talpa, Wally, Casey e Margot. i ragazzi scoprono ben presto che il cucciolo parla la loro lingua e che è un abile skater.

ma una minaccia incombe sulla salute e libertà di Denver, che è chiamato così dai ragazzi poichè hanno letto il nome della omonima città del Colorado. il cattivo Morton Fizzback vorrebbe rinchiudere il piccolo dinosauro dentro il suo zoo per farne un’attrazione.

i ragazzi aiuteranno denver a sfuggire alle sue grinfie.

edizione italiana

Particolare successo ebbe in Italia Ti voglio bene Denver, che, trasmesso per la prima volta su Italia 1 nel 1989, continuò ad essere replicato quasi ogni anno (l’ultima risale al 2006 sul canale del digitale terrestre Boing), raccogliendo sempre consensi positivi. Parte del merito di tale successo è in parte da attribuire a Graziano Galoforo, direttore del doppiaggio dell’adattamento italiano, per la Tecnosound, che prestò anche la propria voce al personaggio di Denver.

Il personaggio del cucciolo di dinosauro fu caratterizzato da una voce per certi versi simile a quella di Topo Gigio, che diventò subito riconoscibilissima, e dotato di una serie di tormentoni come “Oh mamma saura!” che ne contribuirono l’immediata popolarità. Inoltre è uno dei rarissimi casi in cui la voce del personaggio principale della serie, interveniva anche nella sigla italiana cantata da Cristina D’Avena. La nuova sigla italiana è cantata da Santo Verduci dal titolo “Il mio amico Denver” ed è trasmessa su diverse emittenti televisive locali.

Nella versione originale la frase tormentone di Denver era “Oh Denvie Faggie!”, con riferimento agli atteggiamenti ambigui del dinosauro. Il fatto scatenò vive polemiche negli Stati Uniti, ma gli autori si opposero ad una modifica della frase, che rimase la stessa fino alla fine della produzione del cartone animato, nel 1989.

E’ stato anche fatto un lungometraggio animato, “L’ultimo dinosauro”, che riassume i primi due episodi della serie.

Recentemente “Denver” ha rinnovato la propria popolarità in Italia grazie alla trasmissione radiofonica Pinocchio di Radio Deejay.
ecco qui la sigla italiana completa

 

 

ベルサイユのばら, Berusaiyu no bara, “La rosa di Versailles”

è un manga di Riyoko Ikeda, trasposto anche in una celebre serie televisiva anime. Il titolo originale è spesso abbreviato dai fan in Berubara (ベルばら?).

La serie racconta la storia dei protagonisti scendendo in modo avvincente nel dettaglio storico della Rivoluzione del 1789.

La giovane Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena (figlia dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa) viene promessa sposa al delfino di Francia Luigi Augusto (nipote del re Luigi XV e futuro re col nome di Luigi XVI), ma suo cugino il duca d’Orleans trama per ucciderlo ed usurpare il trono. Oscar viene nominata capo della Guardia Reale e sventa molti complotti che mirano ad uccidere i due principi, guadagnandosi la stima e l’amicizia di Maria Antonietta. Scortando la regina Oscar è presente all’incontro tra Maria Antonietta e il conte svedese Hans Axel von Fersen, del quale entrambe le donne finiscono per innamorarsi.

Personaggio rilevante è madame Du Barry, che in diverse occasioni si troverà a scontrarsi con l’allora delfina di Francia Maria Antonietta. Questi contrasti proseguiranno fino alla morte del re Luigi XV, momento in cui Luigi XVI e Maria Antonietta diventano sovrani di Francia. La contessa du Barry a questo punto viene cacciata dalla corte e scompare dalla storia. Poiché si sono diffusi pettegolezzi su una relazione tra Fersen e Antonietta, il conte abbandona il paese per non far scoppiare uno scandalo sulla novella regina, e si arruola per andare a sostenere i rivoluzionari d’America. Dalle strade di Parigi, Rosalie e Jeanne arrivano a corte per strade diverse: sorelle da parte di padre (un Valois, nobile decaduto) vivono con la madre di Jeanne nella miseria. Jeanne riuscirà a farsi adottare da una nobildonna che poi ucciderà dopo aver preparato un falso testamento a suo favore; Rosalie, decisa a vendicarsi di una donna d’alto ceto che ha accidentalmente ucciso la sua matrigna investendola con la carrozza, cerca di avvicinarsi a Versailles per trovare l’assassina e vendicarsi. Viene aiutata ed ospitata da Oscar, della quale, scambiandolo per un uomo, s’infatua. Al ritorno di Fersen dall’America, Oscar gli rivela il suo amore e lui, già innamorato della regina, si allontana nuovamente dal paese; vedendola soffrire, André le rivela di amarla, ma lei lo respinge e prende la decisione di lasciare la Guardia Reale; è dunque il suo secondo, Girodel, a chiedere a suo padre di poterla sposare, ma Oscar rifiuta.

Nel frattempo Jeanne Valois de la Motte ha tentato di truffare la regina e viene condannata a essere marchiata a fuoco come ladra, senza riuscire a discolparsi accusando Maria Antonietta. Si tratta del celebre Affare della Collana, che gettò le prime ombre sulla figura della regina. Oscar, intanto, assume il comando della Guardia Nazionale a Parigi, dove per starle vicino si arruola anche André, che però nel frattempo è rimasto cieco da un occhio. Coinvolti nel turbine della rivoluzione, Oscar e André finalmente si confidano il reciproco amore, ma entrambi moriranno di lì a poco: Andrè sarà colpito da una pallottola vagante il 13 luglio, mentre Oscar, comunque già debilitata dai primi sintomi della tubercolosi, cadrà durante i tumulti dell’assalto alla Bastiglia.

L’epilogo della storia è raccontato dai protagonisti superstiti, cioè Alain (soldato della guardia amico di Andrè), Rosalie e suo marito Bernard (l’ex Cavaliere Nero, il giornalista amico di Robespierre). Alla presa della Bastiglia seguiranno la fine della famiglia reale e la fuga ideata dal conte di Fersen, l’ascesa al potere di Robespierre e Saint-Just e la loro successiva caduta, la condanna a morte e la decapitazione del Re e della Regina e racconteranno come quest’ultima pensasse a Oscar fino all’ultimo momento, realizzando una rosa con della stoffa dedicata alla protagonista.

La giovinezza

Oscar François de Jarjayes nasce nel giorno di Natale del 1755: è la sesta figlia femmina del generale François Augustin Reynier de Jarjayes (nobile francese realmente esistito). Stanco di avere figlie femmine, decide di crescere la figlia come se fosse un maschio, per “poter dare alla famiglia una discendenza“. Il Generale addestra Oscar all’uso delle armi e la prepara per una vita militare, tanto che fino a sei anni Oscar è convinta di essere un maschio. Il suo unico amico è André Grandier, nipote della governante: i due ragazzi crescono insieme e tra di loro si instaura un rapporto fraterno nonostante la differenza di classe.

La Guardia Reale

A 14 anni Oscar viene nominata comandante della Guardia Reale: il suo primo compito è scortare al cospetto del Re di Francia la giovane Maria Antonietta, promessa sposa del delfino Luigi. La ragazza rimarrà fortemente affascinata da Oscar, anche dopo aver saputo da una damigella che in realtà si tratta di una donna.

La Guardia Nazionale

Oscar viene nominata colonnello grazie alla regina Maria Antonietta che, appena salita al trono, vuole ricompensare il giovane Capitano per la sua fedeltà inserendola tra le sue amicizie più care ed offrendole uno stipendio più alto, ma Oscar rifiuta perché il paese sta attraversando una grave crisi economica. In seguito lascerà l’incarico a Corte per assumere il comando della Guardia Nazionale a Parigi.

L’inizio di una nuova era

Oscar François De Jarjayes, dopo aver abbracciato la causa del popolo insorto, muore in battaglia il 14 luglio 1789, poche ore dopo aver dato l’addio all’amato Andrè Grandier, al comando dei cannoni che tuonano contro le mura della Bastiglia causandone la successiva caduta, all’inizio della Rivoluzione francese.

Il manga

Riyoko Ikeda, affascinata dalla nota biografia di Maria Antonietta scritta dall’austriaco Stefan Zweig, propose al suo editore l’idea di pubblicare un manga a sfondo storico. L’editore accetta dopo molte riserve, convinto che una storia ambientata nel ’700 non avrebbe avuto presa sulle giovani lettrici. La condizione imposta all’autrice, quindi, era d’interrompere la serializzazione in caso di flop dell’opera.

Il manga venne pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1972 in 82 episodi usciti originariamente su Shukan Margaret (Shūeisha). Il successo fu enorme. La serie fu in seguito raccolta in nove volumi di circa duecento pagine ciascuno.

Nel 1984, l’autrice ha pubblicato una miniserie di quattro episodi, dal titolo Versailles no bara gaiden (ベルサイユのばら外伝 Berusaiyu no bara gaiden?, “Le rose di Versailles – nuovi capitoli”), posta cronologicamente poco prima che André venga ferito all’occhio.

Nel 1987 Riyoko Ikeda inizia la serializzazione di Eikō no Napoleon-Eroika (栄光のナポレオン – エロイカ ? Eroica – La gloria di Napoleone), che si presenta come un seguito delle vicende di Lady Oscar. Il tutto inizia infatti dopo gli avvenimenti della rivoluzione francese e questa volta viene presentata la biografia di Napoleone. Subito appaiono e si muovono nella trama personaggi che il lettore aveva già avuto modo di conoscere e incontrare nel corso di Lady Oscar come Alain, Bernard o Rosalie.

 Edizioni italiane

In Italia è stato pubblicato una prima volta da Fabbri nel 1983, in un’edizione colorata e con il finale modificato. Successivamente fu riproposto da Granata Press nel 1993 e da Planet Manga (2001), che di seguito ha anche pubblicato Versailles no bara gaiden con il sottotitolo Le storie gotiche. Il 24 ottobre 2008 d/books ha iniziato, con l’uscita simultanea dei primi due volumi, la pubblicazione della nuova edizione italiana, proponendosi maggiore fedeltà all’originale; la pubblicazione è quindi intitolata Le Rose di Versailles, ed è proposta in edizione lusso con sovracoperta, in sei volumi. I dialoghi sono stati ritradotti e per ciascun volume sono previste pagine extra con interviste all’autrice, curiosità, e note alla edizione giapponese e alla traduzione italiana.

L’anime televisivo

 Edizione giapponese

L’anime televisivo si compone di 40 episodi della durata di circa 23 minuti netti ciascuno, più uno, di durata doppia inedito in Italia, consistente in un breve riassunto della storia ed intitolato Versailles no bara to onnatachi (“La rosa di Versailles e le donne”). La serie fu realizzata dalla giapponese Tokyo Movie Shinsha nel 1979. La regia dei primi episodi fu affidata a Tadao Nagahama, cui sarebbe subentrato con evidenti miglioramenti Osamu Dezaki: il subentro di Osamu Dezaki è riconosciuto ufficialmente a partire dal 18º episodio ma in Giappone è noto che il grande regista affiancò e in pratica si sostituì a Nagahama già a partire dal 12º episodio della serie, avendo inoltre già diretto anche il 5°. La realizzazione dei disegni fu affidata alla Shingo Araki Production e Shingo Araki in persona curò il character design, affiancato da Michi Himeno. Altri nomi celebri parteciparono alla realizzazione di questo anime, come l’animatore Akio Sugino. La colonna sonora fu affidata al compositore Koji Makaino.
La serie, messa in onda dalla giapponese NTV per la prima volta tra il 1979 e il 1980, si rivelò un clamoroso insuccesso in Giappone, tanto che in alcuni distretti fu interrotta al 24º episodio, dopo il quale fu improvvisata la trasmissione di un episodio-documentario sul finale, intitolato Moetsukita bara no shōzo (‘Ritratti di rose che bruciano’). Ma a differenza del 41º episodio, trasmesso diverse volte in Giappone, questo episodio-documentario non solo non fu mai esportato, ma si lasciò che venisse praticamente dimenticato anche nel paese d’origine (soprattutto per volere di Riyoko Ikeda, che da sempre lo considerò la prova evidente dell’insuccesso della serie animata).
Una replica trasmessa nel 1986, tuttavia, recuperò in gran parte l’insuccesso della prima messa in onda, grazie anche alla notorietà acquisita nel frattempo da Shingo Araki con la serie Saint Seiya (I Cavalieri dello zodiaco). 

Edizione italiana

In Italia invece la serie riscosse ben presto un grande successo: andò in onda per la prima volta nel 1982, con il titolo “Lady Oscar” (stesso titolo voluto in Giappone dai produttori del film dal vivo per la regia di Jacques Demy). L’Italia è stata, tra le nazioni europee, quella che fino ad oggi ha trasmesso l’anime con maggiore frequenza, sebbene nel corso degli anni la serie sia stata oggetto di molte censure (sia a livello di doppiaggio, sia a livello di veri e propri tagli nelle sequenze). Alla serie fu dall’inizio associata la sigla Lady Oscar, composta e cantata dal gruppo di Riccardo Zara, I cavalieri del re, che riscosse tanto successo negli anni ’80 da entrare nella hit parade. Negli anni ’90 Mediaset decise tuttavia di cambiare il titolo della serie in Una Spada per Lady Oscar, e di sostituire sia il montaggio originale che la canzone della sigla di apertura, e di operare censure. Il testo del brano venne scritto da Alessandra Valeri Manera sulle note della musica composta dal maestro Ninni Carucci, e l’interpretazione venne inizialmente affidata a Enzo Draghi (che preferì firmarsi con lo pseudonimo Gli amici di Oscar), e poi a Cristina D’Avena. Dopo un successivo passaggio televisivo con il ripristino della vecchia sigla, la nuova messa in onda del 2008 e quella del 2010 su La5 ha visto, invece, un compromesso: come sigla di testa quella degli anni ’80, e come sigla di coda quella degli anni ’90. Una spada per Lady Oscar è stata anche tradotta dal drammaturgo Michael Kunze per l’edizione tedesca della serie, di cui è stata l’unica sigla, mentre la musica fu riutilizzata in Spagna per la serie “Tres hermanos”, conosciuta in Italia come “Georgie”, cantata da Sol Pilas (seguendo una consolidata tradizione di riutilizzo di sigle italiane da parte delle TV estere del gruppo Mediaset).

Censure

Una delle censure più famose dell’edizione italiana riguarda, ad esempio, l’incontro tra Oscar e la giovane Rosalie Lamoliere, sorella di Jeanne Valois, che in seguito verrà ospitata dalla famiglia Jarjayes e andrà quindi a vivere per un breve periodo a casa di Oscar. Nella versione originale, Rosalie, disperata, ferma la carrozza di Oscar e credendola uomo, gli si offre per denaro; Oscar, non essendo un uomo, scoppia a ridere. Tutto il dialogo, nella versione italiana, fu dapprima modificato, per poi essere tagliato di netto. Effettivamente, nella versione italiana l’identità di Oscar non è un vero e proprio segreto; in molti la chiamano Madamigella, quando il doppiaggio giapponese prevede Colonnello, Signore o un semplice Oscar. Di conseguenza è annullato tutto il fascino esercitato dal colonnello Oscar su alcune donne, sebbene rimanga più che intuibile la cotta di Rosalie nei suoi confronti.

Nicole D’Oliva, ribattezzata Nicole ‘Olivier’, usata da Jeanne come sosia di Maria Antonietta nel corso del famoso Affare della collana, non chiede la carità a Jeanne, come nella versione italiana; essa è, in realtà, una prostituta che, non sapendo chi bussi alla sua porta, presenta prima di tutto la lista ed i prezzi dei propri “servizi”.

Durante il processo a Jeanne, infine, questa accusa Maria Antonietta di averla costretta a fare cose terribili senza precisare di cosa si tratti, mentre nei dialoghi originali dichiara di esserne stata l’amante e che la regina sarebbe stata colpevole di intrattenere rapporti lesbici con molte dame di corte, tra le quali la contessa di Polignac e anche la stessa Oscar, che anzi si vestirebbe da uomo proprio per accondiscendere a questo desiderio deviato della sua regina (è proprio questa frase a far sussultare Oscar in platea).

Molto spesso i dialoghi vengono riscritti, alcuni di essi vengono appiattiti, altri del tutto reinventati; pratica molto diffusa in Italia per quanto riguarda l’animazione giapponese. Non mancano, inoltre, errori di traslitterazione, per via del fatto che i nomi francesi sono stati traslitterati originariamente in giapponese, e questi a loro volta traslitterati in italiano; i più frequenti riguardano parole dove ricorrono le coppie di suoni l/r oppure b/v, che in giapponese equivalgono entrambe ad un unico fonema, di conseguenza, si è venuta a creare confusione nella scelta delle lettere da utilizzare: per esempio, il cognome di Rosalie Lamoliere è diventato Lamorielle, quello di Jeanne Valois è diventato Baló. Sempre per lo stesso motivo, ma ancor più particolare è il caso della marchesa di Boulainvillers, che, traslitterato in giapponese come Burembirie (ブーレンビリエ?), in Italia è stato liberamente adattato come ‘Brambillet’ nel manga e come ‘Bramberie’ nell’anime.

 

fonte wikipedia

questo è il link per la sigla giapponese:

http://youtu.be/TOYu5vfHwIk

questa è la prima versione itlaliana, cantata dai Cavalieri del Re

questa invece è la sigla cantata da Cristina D’avena

Ohayō! Supanku…Spank!

おはよう!スパンク Ohayō! Supanku,Hallo Spankin Italiano, è un manga serializzato in origine su Nakayoshi dal 1978 al 1981, raccolto in 7 Tankōbon nel 1980, creato da Shun’ichi Yukimuro e Shizue Takanashi, ristampato in 4 bunko nel 1999. Nel 1981 è stato trasposto in una serie TV anime prodotta dalla Tokyo Movie Shinsha per un totale di 63 episodi alla quale ha fatto seguito un OAV di 95 minuti prodotto nel 1982.

Il manga ha vinto il Kodansha Manga Award del 1981 nella categoria shojo

In Italia la serie animata è stata trasmessa per la prima volta su Italia 1 nel 1982, ritrasmesso le mattine dell’autunno del 2002 e l’OAV nel 2009 da Hiro; attualmente la serie è trasmessa a ora tarda su Nickelodeon, canale di SKY. La versione cartacea, invece, è arrivata inizialmente sulle pagine del Corriere dei Piccoli in maniera parziale con tavole ribaltate e ricolorate, per poi essere pubblicata in versione integrale e ufficiale dalla Play miagolano semplicemente proprio come nella versione originale giapponPress Publishing nel 2002. Nel 2004 il manga è stato ripubblicato in 2 maxi volumi e attualmente in edicola la ristampa.La serie TV animata è arrivata anche in altri stati europei, tra i quali Francia, Spagna e Germania. Nell’edizione tedesca Spank e gli altri animali non parlano, ma abbaiano.

Aiko Morimura (Aika nella versione italiana), ragazza di quattordici anni, si trasferisce nella città di mare dove vive lo zio che la ospiterà durante il soggiorno parigino della madre, stilista di moda. Il padre sembra essere scomparso in mare durante una bufera con il suo yacht. Appena arrivata nella tranquilla cittadina, Aiko subisce un’altra perdita: a causa di un incidente stradale, infatti, le muore la cagnetta Papy che si era portata da Tokyo. Per tale motivo il vecchio saggio del porto, che i ragazzi della spiaggia chiamano nonno Jen, le affida Spank, un grosso cucciolo di cane bianco con le orecchie nere il cui padrone sparì in mare proprio come suo padre.

Nonostante l’iniziale riluttanza di Aiko ad adottare quello che sembra solo un “combina guai”, i due diventano presto inseparabili amici. Nel corso della storia, Spank, farà amicizia con Torakiki, un buffo gatto con una cravatta rossa intorno al collo e di cui diventerà il miglior amico, ma anche il suo più acerrimo rivale in amore nella conquista del cuore di Micia, una gattina siamese bella e un po’ snob come la sua padroncina Serino (Serina nell’edizione italiana), compagna di classe di Aiko.

Anche Aiko sembrerà in un primo momento essere legata sentimentalmente ad un ragazzo di nome Rei il quale però scompare presto dalla scena, spinto dalla sua passione per la musica classica che lo porterà a partire per l’Europa dove andrà a studiare pianoforte a Vienna.

Lungo l’arco della storia emergono nuovi personaggi, più o meno secondari, tra i quali i compagni di scuola di Aiko e i loro animali, che non mancano di presentarci le loro vite personali in cui Spank non rinuncia a mettere il muso. Passata l’estate e l’inverno, fra disavventure più o meno comico-demenziali a tratti malinconiche e che vedono sempre come unico testimone muto sullo sfondo della vicenda, il mare, torna da Parigi la madre di Aiko.

La donna, stavolta tornata in Giappone per andare a vivere definitivamente a Tokyo con la figlia, decide di raccontare la dura verità ad Aiko sul padre: l’uomo scomparso in mare infatti pochi anni prima sul suo yacht Il gabbiano, e tanto atteso dalla figlia, è in realtà ormai morto. L’incredulità di Aiko alle parole della madre la porteranno a scappare di casa fino a quando, riuscendo ad accettare la verità, deciderà di partire con lei e Spank per Tokyo dove vivranno tutti e tre insieme per sempre, in uno dei più struggenti finali dell’animazione giapponese.

personaggi

  • Spank, cane che ha perduto il suo padrone in mare, è il protagonista della serie. Dopo tanti tentativi, finisce sempre punito da un momento all’altro.
  • Aika (Aiko), che diventerà subito la nuova padrona di Spank, ha quattordici anni e segue il primo anno della scuola media.
  • Sig. Fujinami, zio di Aika da parte della madre, fa il pittore ed è il proprietario della casa in cui vive Aika.
  • Saky, aiuta in casa come domestica; ogni volta che vede Spank sviene terrorizzata.
  • Torakiki, è il gatto di Oyama dalla caratteristica cravatta rossa e con uno spiccato accento tedesco. Durante la serie manterrà nei confronti di Spank un comportamento ambivalente, perché spesso in competizione con lui per le attenzioni di Micia. A parte questi episodi, a volte, si dimostrano per sempre buoni amici.
  • Rio Compagno di classe di Aika.
  • Shinako Compagna di classe di Aika.
  • Seya, padrone di Barone e compagno di classe di Aika, che la chiama capelli di alghe; tra lui e Aika c’è un rapporto di attrazione/repulsione.
  • Barone, il cagnetto di Seya, grande amico di Spank e aiutante di Torakiki.
  • Oyama, personaggio molto buffo, è il padrone di Torakiki e studia assieme a lui Judo.
  • Rei, un marinaio più grande di Aika, il cui fratello era il primo padrone di Spank.
  • Serina (Serino), padrona di Micia e figlia del proprietario di una catena di alberghi è una ragazza intelligente, spensierata, viziata e un po’ antipatica; in realtà durante la serie rivelerà via via alcune sue debolezze che la renderanno più umana. È rivale in amore con Aika nel conquistare Rei.
  • Micia, la gatta dolce e snob di Serina, di cui Spank è innamorato, anche se non corrisposto.
  • Fanfan, compare circa a metà della serie e diventa subito amica di Spank, che si innamorerà perdutamente di lei, e degli altri animali a quattro zampe.
  • Nonno Jen, è il vecchio saggio del porto e amico di tutti.
  • Nelson, è un fotografo amico di Oyama.

fonte wikipedia

 

questo è il video della versione italiana della sigla del cartone

Memole…Memoru!

メモル= Memoru!

Chi di noi non ha visto questo simpatico folletto, anzi questa simpatica folletta perchè è femminuccia!!!

とんがり帽子のメモル, Tongari Boshi no Memoru il titolo giapponese del cartone, che significa letteralmente Memole dal cappello a punta, che in Italia è stato tradotto con Memole Dolce Memole.

è un anime tratto da un manga di Yasuhiro Nagura.

trasmesso in Giappone nel 1984, poi in Italia nel 1986

Il popolo del pianeta Rilulu (nell’edizione Italiana: Filofilo o Filo Filo; abitanti: Fileni), dopo un atterraggio di emergenza sulla Terra, a causa di un guasto dell’astronave su cui viaggiavano, si trova a dover affrontare il nostro pianeta tra mille difficoltà; una di queste è relativa alla loro dimensioni, molto più piccole di quella degli esseri umani.

Tuttavia la piccola Memole è abbastanza sconsiderata e coraggiosa da avventurarsi con un gruppetto di amici in città. Qui fa conoscenza della dolce Mariel, una ragazza malata, costretta, a causa del proprio stato di salute, a rimanere chiusa in casa. Dopo l’iniziale sorpresa della ragazza nel vedere la piccola Memole, le due diverranno inseparabili, e la loro amicizia sarà più forte di qualunque ostacolo e difficoltà che si troveranno ad incontrare.

 fonte wikipedia

sigla giapponese

 

sigla italiana

se volete e siete in grado di leggere il giapponese eccovi il sito della nostra folletta più dolce che c’è : http://www.toei-anim.co.jp/tv/memole/